Quali sono le FORME DI MAL DI TESTA PIU’ FREQUENTI?

In questo articolo sono descritte le caratteristiche principali di alcune tra le forme più frequenti di cefalea primaria: l’EMICRANIA, la CEFALEA TENSIVA e la CEFALEA A GRAPPOLO.

Di seguito riporto le caratteristiche principali di alcune tra le forme più frequenti di CEFALEA PRIMARIA (vedi “introduzione alla cefalea”).

Si tenga presente che si tratta di una descrizione a scopo informativo, non sufficiente a  poter porre diagnosi di una di queste forme di cefalea.

La visita neurologica (che include la raccolta della storia clinica della cefalea, l’anamnesi patologica prossima e remota, l’anamnesi fisiologica e l’esame obiettivo da parte di uno specialista) rappresenta il solo strumento diagnostico per poter porre diagnosi di una cefalea primaria ed escludere cause secondarie, che talora possono presentarsi con caratteristiche del tutto sovrapponibili simili alle forme primarie.

Emicrania

L’emicrania è una cefalea caratterizzata da attacchi che durano da molte ore (almeno 4) sino a 3 giorni, caratterizzati da dolore moderato-severo (dolore che limita o rende impossibile lo svolgimento delle comuni attività quotidiane) e da alcuni tra questi sintomi associati: fastidio/sensibilità alle luci, ai rumori, agli odori, mancanza di appetito, nausea, vomito, difficoltà a concentrarsi, spossatezza, senso di malessere generale, irritabilità, instabilità posturale/vertigini.

Localizzazione: non vi sono delle sedi tipiche per il dolore emicranico. Esso può coinvolgere qualsiasi area del capo (ad esempio aree intorno all’occhio, la fronte, le tempie, aree più posteriori come quelle occipito-nucali) e può irradiarsi in altre zone del capo (anche ad aree del volto o del collo).

Il dolore di solito coinvolge una metà della testa ed è di tipo pulsante (intermittente, come il “battito del cuore”), tuttavia queste non sono caratteristiche essenziali per porre diagnosi di emicrania (in alcuni casi il dolore coinvolge entrambi i lati della testa e non è pulsante ma gravativo/costrittivo – come un “peso” o una “morsa”).

Il dolore di solito peggiora con il movimento. Il paziente tipicamente tende ad isolarsi e a mettersi al riposo in una stanza buia e silenziosa.

Sintomi associati: come detto sono molti i sintomi che si possono associare al dolore, e che fanno integralmente parte di un attacco emicranico:

  • nausea, riduzione dell’appetito, sensazione di non aver digerito bene
  • vomito
  • fastidio o maggiore sensibilità a luci / suoni / odori
  • difficoltà a concentrarsi / ridotta soglia di attenzione
  • sensazione di instabilità/vertigini
  • spossatezza, senso di malessere generale
  • cambiamenti d’umore
  • sensazione di rigidà / dolore al collo o ai muscoli paracervicali

Alcuni di questi sintomi esordiscono addirittura prima del dolore emicranico (anche di diverse ore, in tal caso sono definibili come sintomi premonitori), traendo spesso in inganno i pazienti che imputano quindi al sintomo iniziale la causa de mal di testa (ad esempio: se il sintomo premonitore è la “sensazione di non aver digerito bene” i pazienti tipicamente pensano che il mal di testa sia causata da un “problema di stomaco”, se il sintomo premonitore è una sensazione di rigidità/dolore al collo o ai muscoli paracervicali il paziente penserà di soffrire di “cervicale”…).

Tra i fattori scatenanti degli attacchi vi sono: i cicli mestruali, l’ovulazione, lo stress psico-fisico o il rilassamento dopo un periodo di stress, le variazioni del ritmo sonno-veglia (dormire troppe ore oppure poche ore rispetto alle proprie abitudini), saltare i pasti, la disidratazione (bere poca acqua), i cambiamenti metereologici (vento, clima freddo-umido, esposizione prolungata al calore, esposizione a rapidi sbalzi di temperatura), lunghi viaggi, alcuni cibi (formaggi stagionati, cioccolato, cibi contenenti glutammato sodico, insaccati, agrumi,…) o bevande (alcolici, bevande dietetiche), eccessivo uso di alcune sostanze, ed altri ancora.

È importante comprendere che questi fattori non sono la causa degli attacchi di emicrania ma una concausa, ovvero agiscono su una predisposizione del paziente. L’emicrania infatti, come le altre forme di cefalea primaria, deriva dalla predisposizione del paziente – quello che si dice un fattore di “costituzione”. Molti dei fattori scatenanti sopra citati oltre a scatenare gli attacchi possono causare un aggravamento dell’emicrania (ovvero, una ripetuta esposizione ad essi causa un aumento della frequenza, intensità e durata degli attacchi in un dato periodo).

Tra i fattori allevianti dell’emicrania troviamo: il riposo, la pressione o il massaggio di alcune zone del capo colpite, l’applicazione di fonti di calore o freddo, lo stare al buio, al silenzio.

È importante sottolineare che i fattori scatenanti/allevianti possono essere diversi da paziente a paziente.

Allo stesso modo i sintomi che caratterizzano gli attacchi emicranici possono variare tra i pazienti (oltre a variare nello stesso paziente nel corso della propria vita). Potremmo così avere pazienti con attacchi di dolore fisso/gravativo, che insorgono nella parte posteriore dal capo su tutti e due i lati e si associano a nausea e vomito, come pazienti che hanno attacchi che coinvolgono la zona intorno ad un singolo occhio, associati a fastidio a luci, rumori, difficoltà a concentrarsi. La costante è trovarsi ad attacchi della durata di molte ore (sino a 3 giorni) di dolore disabilitante, associato ad alcuni dei sintomi sopracitati.

L’emicrania può a sua volta essere suddivisa in 2 forme

  • Emicrania con aura. La fase dolorosa è preceduta da sintomi neurologici transitori, a completa risoluzione, che iniziano gradualmente e durano solitamente da pochi minuti sino a 60 minuti. Tali sintomi sono tipicamente visivi (visione di lampi, macchie luminose o scure, linee a ziz-zag, offuscamento di una parte del campo visivo), meno frequentemente sensitivi (sensazione di formicolio solitamente su una mano o al volto) o relativi al linguaggio (disturbi della parola, assi rari). Tali disturbi sono cosi detti “aura”.
  • Emicrania senza aura: la fase dolorosa non è preceduta dall’aura. Questa è la forma più frequente tra le due.
  • Cefalea di tipo tensivo o “cefalea tensiva”

    La cefalea tensiva è’ una cefalea di intensità lieve (non limita le comuni attività quotidiane del paziente) che NON si associa ad altri sintomi, come invece accade per l’emicrania. Solitamente il dolore coinvolge tutto il capo ed è di tipo gravativo-costrittivo, come “un peso” o “una morsa” (si noti che tali caratteristiche possono essere presenti anche nell’emicrania – non sono pertanto sufficienti a porre una diagnosi). Quello che distingue realmente la cefalea di tipo tensivo dall’emicrania è la presenza di attacchi non disabilitanti (dolore lieve, assenza di sintomi associati).

    Gli attacchi possono durare un tempo poco definito (da una trentina di minuti fino a 7 giorni).

    Si noti che alcuni anni fa questa cefalea era definita “cefalea muscolo-tensiva poiché si pensava fosse causata da una contrattura dei muscoli pericranici (i muscoli che ricoprono il cranio o connessi alle sue strutture). Negli ultimi anni tale teoria è stata smentita. La contrattura dei muscoli pericranici può associarsi alla cefalea di tipo tensivo, come d’altra parte può essere associata anche all’emicrania. Inoltre la stessa contrattura o “tensione muscolare” non è causa di nessuna di queste due cefalee. Può invece, come detto, essere un fattore che si associa ad esse, soprattutto quando tendono a cronicizzare.

    Un’altra vecchia concezione da sfatare è che la cefalea a tipo tensivo rappresenti l’unica cefalea “da stress”. Se è vero che lo stress psico-fisico può scatenare gli attacchi di cefalea di tipo tensivo (è l’unico fattore scatenante riconosciuto) lo stesso stress è il primo fattore scatenante gli attacchi emicranici. Quindi se siamo di fronte ad una cefalea scatenata da “stress” non è per questo che automaticamente avremo una diagnosi di cefalea tensiva!

    Riassumendo, la cefalea tensiva è tipicamente un dolore di bassa intensità, un “fastidio”, un “cerchio alla testa”, non associato ad altri sintomi, e che quindi non limita la quotidianità del paziente.

    Cefalea a grappolo

    La cefalea a grappolo è caratterizzata da attacchi strettamente unilaterali (solo da un lato della testa – tipicamente localizzati intorno all’occhio), di intensità assai severa, di breve durata (durano tipicamente 60 minuti, con una variabilità da 15 minuti a 3 ore).

    I sintomi associati al dolore sono tipicamente locali: l’occhio colpito lacrima, diventa rosso, gonfio, la palpebra si abbassa, la pupilla si restringe, la narice del lato colpito cola e si ha la sensazione di “naso chiuso” dallo stesso lato.

    Il paziente è tipicamente irrequieto ed agitato e tende a muoversi per la stanza (atteggiamento opposto a quello dei pazienti emicranici).

    Gli attacchi sono assai frequenti e si manifestano con una frequenza variabile da una volta ogni due giorni a 8 volte al giorno (sono tipicamente plurigiornalieri). Gli attacchi tendono ad insorgere alla stessa ora del giorno (almeno un attacco notturno è quasi sempre presente).

    Il termine “grappolo” sta ad indicare il fatto che gli attacchi avvengono in “grappolo” in alcuni periodi dell’anno, per poi scomparire dopo alcune settimane. Tipicamente il grappolo (o periodo attivo) si presenta ai cambi di stagione, per poi restare in fase quiescente sino al seguente periodo attivo. Una quota minore di pazienti affetti da cefalea a grappolo presenta una forma cronica, dove non vi sono periodi di remissione o hanno una durata inferiore ad un mese.

    Images via http://ihs-classification.org; http://www.goldenrule.com; http://en.wikipedia.org

    / Cefalea

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